giovedì 16 agosto 2018

La ragazza che amava Picasso


È agosto, fa caldo e sono nel vortice di un nuovo trasloco, l’ultimo, avendo deciso che siano altri ad occuparsi della gestione del prossimo, quello definitivo.
Per l’occasione, oltre 4200 libri finiscono negli scatoloni raccattati in vari panifici e accatastati in un garage.
In casa restano soltanto due libri, quelli che io e mia moglie stiamo leggendo.
Terminata la lettura, in mancanza di alternative diventa inevitabile lo scambio: il “mio” finisce nelle mani di Daniella, il “suo” arriva a me.
Parto col piede sbagliato: l’averlo trovato nel settore “scritti da donne” di un Mondadori store mi lascia perplesso.
Perché sottolineare “scritti da donne” se non per strizzare l’occhio al pubblico femminile più retrivo, quello che si bea del suo femminismo da salotto, lontano anni luce dalle reali problematiche (e soluzioni) di genere tuttora esistenti sul pianeta Terra?

Marketing di bassa lega, destinato a far presa sui cervelli labili delle masse teleguidate, drogate di Facebook et similia.


Il libro s’intitola La ragazza che amava Picasso, l’autrice è Camille Aubray, Piemme è l’editore italiano.
Per dirla alla Fantozzi: una boiata pazzesca.
Una lunga sequenza di pagine inutili, infarcite da improbabili storie di vita quali il fantasioso rapporto sessuale consumato nella cabina per il cambio d’abito sulla spiaggia di Juan-les-Pins, dove un infoiato Picasso ingravida la diciassettenne Ondine, figlia di locali ristoratori che già aveva trovato modo di offrirsi a lui.
Segue la sua fuga da casa e il concomitante ritrovamento di Luc, il suo primo amante, casualmente apparso sulla strada per la stazione ferroviaria.
Informato lì per lì, sui due piedi, della gravidanza di lei, immediatamente Luc le propone di lasciare la Francia per andare negli USA (del passaporto e del visto non vi è traccia nel racconto), dove insieme si ricostruiscono una vita non lontano da New York.
Prima, però, lui le fa giurare che mai avrebbe rivelato il nome del vero padre della nascitura, assumendosi tout court il ruolo di genitore.
Seguono altre balzane peripezie, quali - nel finale - il paciugoso ritrovamento della tela di Picasso a suo tempo rubata da Ondine, che entra ed esce dalla casa del pittore passando per finestre aperte, la sua facile e velocissima vendita ad un miliardario con tanto di yacht ed aereo privato, messo a gratuita disposizione della nipote di Ondine e del suo innamorato, uno chef inglese con stelle Michelin nel curriculum.
Una sequenza di avvenimenti incredibili e improbabili - americanate si diceva una volta - stampate e messe in commercio.
Settore “libri scritti da donne”.