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lunedì 28 dicembre 2015

Valadon, Utrillo, Utter


Montmartre è una vecchia puttana abile nel vendersi a caro prezzo ai turisti di bocca buona, riservando i dolci momenti d’intimità ai più cari amici.
Sono passati più di quarant’anni dalla prima volta che sono salito sulla butte: almeno due vite fa, visto il rapido scorrere del tempo in quest’era tecnologica. Conservo ricordi di fredde serate invernali, le strade deserte e semibuie, cercando luoghi tranquilli dove cenare - e vecchie locande col ceppo nel camino acceso e una buona cucina famigliare non erano difficili da scovare. Di place du Tertre ho una visione chiara e precisa stampata nella mente: senza tante grida, sotto gli alberi due uomini si scazzottavano di santa ragione.
Eppure, sebbene negli anni Settanta la butte non fosse ancora invasa dal turismo becero quanto lo è oggi, ai miei occhi appariva già un corpo morto: il Bateau-Lavoir era andato in fumo nel 1970, i mulini a vento abbattuti, le vecchie strade scavate nel gesso ricoperte d’asfalto, la bohème estinta.
Oggi lassù ci salgo di rado, se non per cercare vecchie targhe che ricordano gli indirizzi abitati da scrittori e pittori che hanno lasciato un profondo solco nella nostra civiltà. Solo le targhe, però, perché le stalle allora popolate da gente come Picasso o Max Jacob ormai non esistono più, sostituite da anonimi palazzi - e di molti dei vecchi locali pubblici è rimasto soltanto il nome, talvolta nemmeno all’indirizzo giusto.
Come sempre, prima di partire mi documento. Per comprendere Montmartre mi sono procurato un certo numero di libri, tutti facilmente reperibili in rete e scaricabili in formato pdf. Per anzianità è giusto iniziare con le Lettres de Montmartre par Mr. Jeannot Georgin, a Londres 1750. A seguire: L’abbaye royale de Montmartre publié et annoté par Édouard Barthelemy, Paris 1883; Montmartre di Georges Renault & Henri Chateau, Paris 1897; Paris Atlas, testo di Fernand Bournon, con 28 carte e 595 riproduzioni fotografiche, Paris 1900; The Illustrators of Montmartre di Frank L. Emanuel, London 1904; Curiosité Historiques et Pittoresques du Vieux Montmartre di Charles Sellier, Paris 1904; Le vieux Montmartre con testo e disegni di André Warnod, Paris 1915 - a cui aggiungo, buon ultimo, un lavoro di sua figlia Jeanine: Le Bateau-Lavoir, Paris 1986.


Tra tutte le vie di Montmartre poche eguagliano la rue Cortot per il numero di artisti che vi hanno abitato. Collegante rue du Mont-Cenis con rue des Saules, la vecchia rue Saint-Jean oggi dedicata allo scultore parigino Jean-Baptiste-Camille Cortot (1796-1843) fino al 1899 di notte era rischiarata da una sola lanterna ad olio, alla faccia della Ville-lumière.
Qui non intendo elencare tutti i nomi degli artisti e il numero corrispondente al loro studio o alla loro abitazione, limitandomi a un solo recapito: il numero 12 - un tempo 16, rue St Jean - dove si trova la Maison Rosimond, oggi Musée du Vieux Montmartre. Oltre che all'attore Claude Rose - o Roze, o de la Rose, detto Rosimond ma anche Jean-Baptiste Du Mesnil, un allievo di Molière e come lui morto sulla scena -, a questo indirizzo hanno abitato e lavorato Pierre-Auguste Renoir, Vincent Van Gogh, Paul Gauguin, Raoul Dufy, Francisque Poulbot, Pierre Reverdy, André Antoine, Maximilien Luce, Léon Bloy e altri ancora.
Tra il 1912 e il 1926 il primo piano della casa che dà sul giardino diventa la residenza-studio del “trio infernale”: Suzanne Valadon, suo figlio Maurice - nato dall’incontro con lo spagnolo Miquel Utrillo - e André Utter, il compagno di Suzanne (più giovane di suo figlio). Tre pittori a cui la vita ha regalato alti e bassi incredibili, momenti raccontati con leggerezza da John Storm, Nel cuore di Montmartre. La vita di Suzanne Valadon, Castelvecchi 2015, a cui rinvio per ogni dettaglio.


Un secondo libro - stavolta più vicino alla Valadon artista, arricchito da molte illustrazioni di quadri e disegni - è Suzanne Valadon, scritto da Janine Warnod e stampato per Flammarion nel 1981.


Passano gli anni, scende l’oblio e anche la casa-studio che fu abitata da Suzanne, André e Maurice subisce le ingiurie del tempo, rovina che si prolunga fino a tempi a noi vicini, quando le autorità cittadine decidono di mettervi mano e dopo dieci anni di complessi restauri il 17 ottobre 2014 lo stabile riapre alle visite, riproponendo i locali e lo studio arredati con mobili d’epoca, ricreando l’arredamento originale così come conservato dalle immagini fotografiche.
E arriviamo ad oggi. In occasione del 150mo anniversario della nascita di Suzanne - figlia di padre ignoto, nata a Bessines-sur-Gartempe il 23 settembre 1865 e battezzata col nome di Marié-Clementine Valadon, il cognome della madre - le mura di questa casa-atelier ospitano la grande mostra che porta il titolo Suzanne Valadon, Maurice Utrillo, André Utter, la cui visita è stata prorogata fino al 13 marzo 2016.

LE FOTOGRAFIE DI
GIANCARLO MAURI
5 novembre 2015

































Utrillo, Valadon e Utter, 1919
Valadon, Utter e Utrillo, 1920